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Domyn Logo Glyph
Domyn Editorial
Pubblicato il
21
July
2026
|
3 min
|

L’Europa definisce il suo ruolo nella corsa all’AI

In questo articolo
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Domyn and the Europea Commission Logos on blue shapes
Domyn selezionata dalla Commissione Europea per guidare l’iniziativa europea “Frontier AI Grand Challenge”
19
June
2026
Per anni, la narrazione dominante sull’intelligenza artificiale in Europa si è concentrata sul dover rincorrere gli altri: meno laboratori all'avanguardia, meno capacità di calcolo, minore velocità di investimento. Ciò che questo racconto spesso trascura, tuttavia, è quanto sta accadendo al di sotto del clamore mediatico e quanta sostanza sia già in concreto movimento.

Il 19 giugno, la Commissione Europea ha selezionato il consorzio Europa, guidato da Domyn, per sviluppare il modello di AI più avanzato del continente. L'iniziativa rientra nella Frontier AI Grand Challenge, uno dei progetti di punta dell'Unione Europea. A seguito di questa decisione, il CEO di Domyn, Uljan Sharka, si è recato a Bruxelles per una serie di incontri di alto livello volti a fare il punto sulle ambizioni europee nell'ambito dell’intelligenza artificiale: il primo con la Commissaria Ekaterina Zaharieva, il secondo con la Vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen. La decisione della Commissione e queste due occasioni di confronto tracciano un quadro chiaro: l’Europa sta definendo in modo solido e indipendente la propria posizione nel panorama globale dell’AI.

Dallo sviluppo all'integrazione dell'AI su larga scala

Uno dei temi centrali del colloquio con la Commissaria Zaharieva ha riguardato la distinzione tra la capacità di calcolo necessaria per addestrare i modelli di frontiera e quella richiesta per metterli in produzione su larga scala. Si tratta di una differenza spesso fraintesa, che porta a sovrapporre concetti diversi all'interno del dibattito sulla competitività dell’AI.

L'Europa ha ampiamente dimostrato di avere le carte in regola per affrontare lo sviluppo di un modello di frontiera. Tuttavia, mettere in produzione un modello di questo tipo e renderlo disponibile a centinaia di milioni di utenti richiede un’infrastruttura di livello superiore. Su questo punto, Sharka ha sostenuto una visione specifica per l'Europa, che non riguarda Stati Uniti e Cina: un approccio decentralizzato, capace di distribuire il carico di lavoro tra i 27 Paesi membri anziché concentrarlo in pochi hub centralizzati, valorizzando direttamente le fondamenta gettate da EuroHPC e da realtà come Domyn.

Il dialogo si è poi spostato sui temi della ricerca scientifica e dei finanziamenti, settori in cui Sharka ha riconosciuto l'impegno diretto della Commissaria Zaharieva. Per quanto riguarda la ricerca, ha citato RAISE (The Resource for Artificial Intelligence Science in Europe) come esempio virtuoso di come l'AI possa accelerare la scoperta scientifica, dalla scienza dei materiali alla medicina, un ambito in cui la leadership europea è già consolidata. Sul fronte degli investimenti, il primo Scale-up Fund dell'UE punta a colmare un vuoto critico, lanciando un messaggio chiaro: l'Europa è pronta a sostenere le proprie imprese anche oltre la fase di start-up, evitando che debbano cercare capitali e spesso trasferirsi all'estero per finanziare la propria crescita.

ll controllo della frontiera tecnologica

Con la Vicepresidente esecutiva Virkkunen, il confronto si è spostato dalle modalità di sviluppo dell’AI alle sue motivazioni strategiche. L'incarico assegnato al consorzio guidato da Domyn ha un'importanza cruciale: la Commissione Europea ha infatti richiesto un modello di AI avanzato con oltre 400 miliardi di parametri, sviluppato in modalità open source e con supporto nativo per le 24 lingue ufficiali dell'UE. L'obiettivo è renderlo accessibile a imprese, ricercatori, istituzioni pubbliche e sviluppatori, evitando che rimanga confinato all'interno di ecosistemi proprietari. Contestualmente all'assegnazione, il consorzio otterrà l'accesso al 2,5% della capacità di calcolo dei supercomputer EuroHPC per un anno: una delle più grandi allocazioni di risorse computazionali mai concesse dall'Unione Europea.

"Questo progetto dimostra che l'Europa è in grado di sviluppare, controllare e far evolvere le proprie capacità nell’ambito dell'AI di frontiera", ha dichiarato Sharka. Un approccio che ha trovato piena sintonia nel colloquio con la Vicepresidente Virkkunen: l'UE può guidare l'innovazione nell’AI avanzata secondo le proprie regole, realizzando un modello capace di competere con i migliori standard globali e, al tempo stesso, coerente con i propri valori. Trasparenza, fiducia e autonomia strategica diventano così elementi nativi del sistema, non integrazioni applicate a posteriori.

La sovranità infrastrutturale e l’autonomia tecnologica hanno rappresentato il cuore della restante parte dell'incontro. Per Sharka e la Vicepresidente esecutiva, la capacità di costruire tecnologie proprie e non semplicemente prenderle in licenza, è ciò che permetterà a imprese, governi e cittadini europei di guidare l'innovazione attraverso l'AI, anziché doversi adattare ad essa. I due leader hanno infine affrontato il tema della regolamentazione, intesa non come freno alla competitività, ma come un autentico fattore abilitante. L'AI Act, le linee guida sui sistemi ad alto rischio, il Sovereignty Package e il recente Cybersecurity and AI Action Plan compongono un'architettura normativa solida, fondata su principi di fiducia, trasparenza e sovranità digitale.

Una visione d'insieme

Tracciando un bilancio di questi incontri, si delineano i contorni di una precisa strategia europea: un piano strutturato per le risorse computazionali, un traguardo fondamentale sui modelli di frontiera, un programma di ricerca che sta già portando importanti risultati, un insieme di strumenti finanziari pensati per trattenere il valore all'interno dei confini comunitari e un quadro normativo che merita di essere difeso.

È così che prende corpo il cambiamento: non da un singolo momento svolta, ma attraverso un insieme di elementi strutturali e di relazioni strategiche che li connettono. Tassello dopo tassello, si compone un disegno che supera la somma delle singole parti, delineando con decisione la strada affinché l'AI europea possa competere a livello globale, con i propri valori e alle proprie condizioni.

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L’Europa definisce il suo ruolo nella corsa all’AI

Logo Domyn al centro di una forma astratta blu, circondato da dodici bandiere circolari di paesi europei.
iGenius
July 21, 2026
·
3 min

Il 19 giugno, la Commissione Europea ha selezionato il consorzio Europa, guidato da Domyn, per sviluppare il modello di AI più avanzato del continente. L'iniziativa rientra nella Frontier AI Grand Challenge, uno dei progetti di punta dell'Unione Europea. A seguito di questa decisione, il CEO di Domyn, Uljan Sharka, si è recato a Bruxelles per una serie di incontri di alto livello volti a fare il punto sulle ambizioni europee nell'ambito dell’intelligenza artificiale: il primo con la Commissaria Ekaterina Zaharieva, il secondo con la Vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen. La decisione della Commissione e queste due occasioni di confronto tracciano un quadro chiaro: l’Europa sta definendo in modo solido e indipendente la propria posizione nel panorama globale dell’AI.

Dallo sviluppo all'integrazione dell'AI su larga scala

Uno dei temi centrali del colloquio con la Commissaria Zaharieva ha riguardato la distinzione tra la capacità di calcolo necessaria per addestrare i modelli di frontiera e quella richiesta per metterli in produzione su larga scala. Si tratta di una differenza spesso fraintesa, che porta a sovrapporre concetti diversi all'interno del dibattito sulla competitività dell’AI.

L'Europa ha ampiamente dimostrato di avere le carte in regola per affrontare lo sviluppo di un modello di frontiera. Tuttavia, mettere in produzione un modello di questo tipo e renderlo disponibile a centinaia di milioni di utenti richiede un’infrastruttura di livello superiore. Su questo punto, Sharka ha sostenuto una visione specifica per l'Europa, che non riguarda Stati Uniti e Cina: un approccio decentralizzato, capace di distribuire il carico di lavoro tra i 27 Paesi membri anziché concentrarlo in pochi hub centralizzati, valorizzando direttamente le fondamenta gettate da EuroHPC e da realtà come Domyn.

Il dialogo si è poi spostato sui temi della ricerca scientifica e dei finanziamenti, settori in cui Sharka ha riconosciuto l'impegno diretto della Commissaria Zaharieva. Per quanto riguarda la ricerca, ha citato RAISE (The Resource for Artificial Intelligence Science in Europe) come esempio virtuoso di come l'AI possa accelerare la scoperta scientifica, dalla scienza dei materiali alla medicina, un ambito in cui la leadership europea è già consolidata. Sul fronte degli investimenti, il primo Scale-up Fund dell'UE punta a colmare un vuoto critico, lanciando un messaggio chiaro: l'Europa è pronta a sostenere le proprie imprese anche oltre la fase di start-up, evitando che debbano cercare capitali e spesso trasferirsi all'estero per finanziare la propria crescita.

ll controllo della frontiera tecnologica

Con la Vicepresidente esecutiva Virkkunen, il confronto si è spostato dalle modalità di sviluppo dell’AI alle sue motivazioni strategiche. L'incarico assegnato al consorzio guidato da Domyn ha un'importanza cruciale: la Commissione Europea ha infatti richiesto un modello di AI avanzato con oltre 400 miliardi di parametri, sviluppato in modalità open source e con supporto nativo per le 24 lingue ufficiali dell'UE. L'obiettivo è renderlo accessibile a imprese, ricercatori, istituzioni pubbliche e sviluppatori, evitando che rimanga confinato all'interno di ecosistemi proprietari. Contestualmente all'assegnazione, il consorzio otterrà l'accesso al 2,5% della capacità di calcolo dei supercomputer EuroHPC per un anno: una delle più grandi allocazioni di risorse computazionali mai concesse dall'Unione Europea.

"Questo progetto dimostra che l'Europa è in grado di sviluppare, controllare e far evolvere le proprie capacità nell’ambito dell'AI di frontiera", ha dichiarato Sharka. Un approccio che ha trovato piena sintonia nel colloquio con la Vicepresidente Virkkunen: l'UE può guidare l'innovazione nell’AI avanzata secondo le proprie regole, realizzando un modello capace di competere con i migliori standard globali e, al tempo stesso, coerente con i propri valori. Trasparenza, fiducia e autonomia strategica diventano così elementi nativi del sistema, non integrazioni applicate a posteriori.

La sovranità infrastrutturale e l’autonomia tecnologica hanno rappresentato il cuore della restante parte dell'incontro. Per Sharka e la Vicepresidente esecutiva, la capacità di costruire tecnologie proprie e non semplicemente prenderle in licenza, è ciò che permetterà a imprese, governi e cittadini europei di guidare l'innovazione attraverso l'AI, anziché doversi adattare ad essa. I due leader hanno infine affrontato il tema della regolamentazione, intesa non come freno alla competitività, ma come un autentico fattore abilitante. L'AI Act, le linee guida sui sistemi ad alto rischio, il Sovereignty Package e il recente Cybersecurity and AI Action Plan compongono un'architettura normativa solida, fondata su principi di fiducia, trasparenza e sovranità digitale.

Una visione d'insieme

Tracciando un bilancio di questi incontri, si delineano i contorni di una precisa strategia europea: un piano strutturato per le risorse computazionali, un traguardo fondamentale sui modelli di frontiera, un programma di ricerca che sta già portando importanti risultati, un insieme di strumenti finanziari pensati per trattenere il valore all'interno dei confini comunitari e un quadro normativo che merita di essere difeso.

È così che prende corpo il cambiamento: non da un singolo momento svolta, ma attraverso un insieme di elementi strutturali e di relazioni strategiche che li connettono. Tassello dopo tassello, si compone un disegno che supera la somma delle singole parti, delineando con decisione la strada affinché l'AI europea possa competere a livello globale, con i propri valori e alle proprie condizioni.

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